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MANGIO LA LUNA! |
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CON Simona Gambaro e Massimiliano Caretta
MUSICHE DAL VIVO Cosimo Francavilla e Tommaso Rolando
COREOGRAFIE Manuel Ronda e Rikke Baewert
SCENE Valentina Albino e Simona Panella
COSTUMI Roberta Agostini, Laura Degl’innocenti e Francesca
Marsella
LUCI Enrico Vezzelli e Paolo Piano
DRAMMATURGIA E REGIA Simona Gambaro
TEATRO DEL PICCIONE (Genova - Italia)
KIKKABU DANCE THEATRE (Amsterdam - Olanda)
SPETTACOLO VINCITORE al Festival Internazionale "Il Gioco del
Teatro" 2005
"Per la particolare coerenza e pluralità di linguaggio
verso il pubblico di riferimento e il calibrato uso di corpo, parola e
musica"
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Hai visto la luna? è piccola, poi cresce,
diventa grande, è rotonda, poi piano piano ritorna piccola, poi dorme
e non si vede più, poi nasce, è piccola, poi cresce, diventa grande, è
rotonda...
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La luna. E’ successo che qualcuno ha rubato un segreto, il segreto della luna.
E allora la luna, quella luna così distante appesa al cielo, è scesa sulla terra per riprenderselo.
Lei, la terra, l’aveva sempre guardata da lassù: aveva sempre visto e mai toccato, annusato, assaggiato, e mai giocato, incontrato e guardato negli occhi. Curiosa e golosa, scopre il mondo.
E come in cielo cambia forma e colore ad ogni fase del suo cammino, da falce sottile a spicchio di mela acerba, a luna piena e rotonda, e poi ombra di melograno giallo, di nuovo sottile costola, e luna nera, nascosta, silenziosa, così si veste via via dei vestiti della terra, passando attraverso le quattro stagioni del tempo e dell’anima: fiorita primavera appena nata, calda, succosa e materna estate, autunno malinconico di partenze, freddo inverno, nero di rondini ormai lontane.
Si consuma un viaggio, una vita e un amore: la luna ripartirà, per un cielo buio di novilunio. Ma lascerà una promessa, la promessa di tornare e rinascere in cielo, come foglia d’aprile, vestita di latte e di stelle.
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“Lo sai io, quando sono grandissima, lo sai cosa faccio? mi mangio la luna!”
In scena due attori danzatori e poche essenziali parole, per uno spettacolo molto semplice, dedicato ai più piccoli.
Il grande archetipo della ciclicità della vita è svelato con garbo e leggerezza, attraverso il linguaggio poetico della danza e del gioco. Un linguaggio immediato e diretto, qui usato con naturalezza, come spontanea espressione del vibrare interno delle emozioni, per raccontare una storia altrettanto semplice e antica, scritta nelle radici terrene di ognuno di noi.
La musica del corpo si mescola con quella suonata dal vivo, e la scena è disegnata dai movimenti di braccia, gambe, pance intorno a pochi oggetti di forte segno materico e simbolico.
La creazione e l’allestimento di questo spettacolo nascono dalla collaborazione tra il Teatro del Piccione di Genova (Italia) e il Kikkabu Dance Theatre di Amsterdam (Olanda).
Una collaborazione che ha unito proficuamente le esperienze e le specificità dei due gruppi, nella ricerca di un linguaggio che partendo dal corpo potesse arrivare ad un’espressione semplice ed intuitiva, dove la danza colora la gestualità quotidiana e poche essenziali parole punteggiano i tratti fondanti della storia. Il lavoro ha portato alla creazione di drammaturgia, coreografie e musiche originali, che dialogano tra loro in un equilibrio formale di sottile eleganza. Tutto questo senza mai perdere di vista il bambino, interlocutore privilegiato di questa ricerca teatrale e dello spettacolo che ne è derivato.
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